Uomo Tigre, personaggio ideato dal fumettista giapponese Ikki Kajiwara nel 1969

40 anni fa andava in onda, in Italia, la prima puntata dell’Uomo Tigre

Alzi la mano, chi della generazione X, e dei Millennials non ricorda un mito di quegli anni, che apparve nella televisione italiana 40 anni fa, e che lottava sui ring del wrestling giapponese, indossando una maschera inconfondibile, contro nemici violenti e sleali: si è proprio lui l’indimenticabile Uomo Tigre, l’eroe di intere generazioni, considerato attualmente un cult a cui è riservato uno spazio d’onore nella memoria di migliaia di appassionati di anime1 e di manga2.

Andato in onda per la prima volta, nel bel paese su Rete 4 nel lontano 1982, l’anime (o cartone animato che dir si voglia) raccontava le avventure di un lottatore mascherato temprato da un’infanzia difficile, e da esperienze di vita che lasciano il segno, rendendolo un eroe controverso, amato da pochi, e odiato da moltissimi, e letali nemici.

Le origini dell’Uomo Tigre risalgono a molto prima degli anni ‘80 del secolo scorso: il personaggio, infatti, venne ideato nel 1969, da un manga di Ikki Kajiwara (pseudonimo del fumettista Asaki Takamori), e disegnato da Naoki Tsuji.

Il manga venne pubblicato in Giappone dal 1968 al 1971 dalla casa editrice Kōdansha, e venne inserito nella categoria Shōnen, designato, cioè, per un target rivolto ad un pubblico maschile a partire dall’età scolare fino alla maggiore età.

Dal manga sono state poi tratte tre serie televisive anime, prodotte da Toei Animation e destinate a un pubblico adulto: la prima del 1969 (giunta in Italia, come già stato anticipato nel 1982), la seconda del 1981, e la terza del 2016.

L’Uomo Tigre: Il “Demone Giallo” che diventa un eroe in difesa dei bambini bisognosi, e Naoto Date il suo alter ego solitario e controverso

La storia dell’Uomo Tigre è legata in modo indissolubile a quella del suo alter ego fuori dal ring: Naoto Date, un orfano cresciuto nel periodo immediatamente successivo al termine del secondo conflitto mondiale.

Naoto, dal temperamento coraggioso sin dalla tenera età, è un bambino che, avendo sofferto molto per la perdita dei genitori e per il suo senso di solitudine, manifesta subito segnali di un’irrequietezza che lo accompagneranno per il resto della sua vita; intollerante verso i soprusi, cercherà sempre di guadagnare il rispetto, non disdegnando l’uso della violenza se lo ritiene necessario.

Un giorno, durante una visita a uno zoo insieme ai compagni di orfanotrofio, Naoto alla vista di una tigre rinchiusa in una gabbia, viene improvvisamente colpito da un desiderio che diventa sempre più incessante: vuole diventare anche lui una “tigre”, un essere che non si rassegna facilmente alla privazione della libertà, e che, inoltre, vuole diventare forte per combattere contro le ingiustizie nei confronti degli orfani come lui, e di tutte le persone che soffrono per colpa dei “cattivi e dei prepotenti”.

Naoto Date, alter ego dell'Uomo Tigre fuori dal ring
Naoto Date, alter ego dell’Uomo Tigre fuori dal ring

L’ingenuo e allo stesso tempo nobile pensiero di un bambino, voleva così identificare tutta la sua rabbia contro le ingiustizie, con l’immagine della tigre, un animale forte e coraggioso, in cui Naoto, con il suo temperamento si è subito sentito in qualche modo pienamente rappresentato.

Ripetendo più volte con voce decisa “voglio diventare anche io una tigre!”, davanti al volto sbigottito della sua compagna, la sensibile Ruriko Wakatsuki, Naoto scappa lasciando i compagni attoniti, per realizzare il suo grande desiderio, che con grande sorpresa, si appresta per essere realizzato.

Una volta fuori i cancelli dello zoo, Naoto incontra, infatti, uno sconosciuto, che riferendogli di averlo ascoltato, vuole subito fornirgli l’occasione per potere realizzare il suo sogno.

Quell’uomo era un emissario di “Tana delle Tigri”, un’organizzazione criminale che addestra lottatori di wrestling, provenienti da ogni angolo del mondo, e che lucra dalle vincite sugli incontri disputati, esigendo una grossa percentuale proveniente dai ricavi.

Il piccolo Naoto viene condotto dal losco individuo in Europa, in una regione imprecisata situata nelle Alpi, dove si cela la sede segreta di “Tana delle Tigri”, sormontata da una colossale statua raffigurante una tigre alata con coda di serpente, una mostruosa effige del “dio diavolo”.

Naoto trascorre un periodo durato ben 10 anni, di allenamenti durissimi nella Tana delle Tigri, accettando di sottoporsi ad ogni forma di combattimento, al limite della resistenza umana, fra cui anche la lotta contro belve feroci, e avversari armati.

Il “tirocinio cruento” organizzato da Tana delle Tigri era il rigido protocollo da far seguire agli allievi, che aspiravano a diventare wrestler professionisti affiliati alla potente organizzazione criminale, comandata da una triade di personaggi misteriosi le cui fattezze erano perennemente nascoste da maschere, e che impartivano i loro ordini da una consolle.

In un ambiente talmente ostile, in cui era poco probabile potersi fidare ciecamente di qualcuno, Naoto, tuttavia, riesce a stringere amicizia soltanto con un altro orfano, originario di Hiroshima: Daigo Daimon, che diventerà il suo migliore amico.

Diventato adulto, Naoto riesce nella difficile impresa, riservata a pochi, di superare le prove mortali imposte da Tana delle Tigri, rivelandosi il migliore allievo, meritevole quindi del tanto agognato “Diploma di Lottatore Mascherato”. La maschera da lui stesso scelta non poteva che essere una sola: una tigre. Il sogno di Naoto, sembra così essere realizzato.

Naoto, nascondendo la sua vera identità, dietro la maschera dell’Uomo Tigre, esordisce nel mondo del wrestling professionale, e comincia sin da subito a combattere ferocemente, comportandosi in maniera sleale, così come gli è stato insegnato in quella palestra infernale in cui era stato cresciuto.

Dopo essersi fatto una fama di lottatore spietato negli Stati Uniti d’America, dove venne soprannominato “Yellow Devil” (cioè “Demone Giallo”), torna in Giappone, mantenendo l’impegno di dare la metà dei suoi compensi a Tana delle Tigri, onorando quello che era considerato per l’organizzazione criminale un debito di riconoscenza eterna, ed il giusto tributo, per averlo formato secondo i suoi principi.

Nel corso di un suo incontro contro un altro lottatore mascherato, l’Uomo Tigre si accorge che fra gli spettatori un bambino, un orfano di nome Kenta, lo incita a gran voce, gridando che vuole diventare forte come lui, considerandolo il suo idolo.

Accanto a quel bambino, vi è una donna, che invece supplica l’Uomo Tigre di combattere lealmente, per non dare un cattivo esempio ai bambini.

Nella sua mente Naoto, crede di riconoscere quella donna: si tratta probabilmente di Ruriko, la sua compagna di orfanotrofio, la prima ad avere udito la sua frase allo Zoo, in cui esprimeva il desiderio di diventare una tigre.

Naoto ha un attimo di smarrimento, negli occhi di quel bambino che lo incita, rivede se stesso tanti anni fa alla sua stessa età, e si rende conto per la prima volta di avere commesso un terribile errore. In modo inaspettato, davanti ad un pubblico sbalordito, l’Uomo Tigre, combatte in modo leale, riuscendo ugualmente a vincere quell’incontro, con l’enorme soddisfazione di Ruriko, e la gioia di Kenta.

L’Uomo Tigre, nei panni del suo alter ego Naoto Date, comincia a fare ricerche per capire chi sia quella donna che lo supplicava di combattere lealmente, e trova conferma nei suoi sospetti: si tratta realmente di Ruriko che continua ad abitare nell’orfanotrofio in cui erano cresciuti, e che adesso gestisce assieme al fratello maggiore Watsuki (Arika nel doppiaggio originale), mentre quel bambino, Kenta, è uno degli orfani assistiti.

Ruriko Wakatsuki - Personaggio dell'anime "L'Uomo Tigre"
Ruriko Wakatsuki – Cresciuta assieme a Naoto, in un orfanotrofio, che poi dirigerà, è l’unica a sospettare la vera identità dell’Uomo Tigre

Naoto decide allora di visitare l’orfanotrofio, e fattosi riconoscere da Ruriko, e da Watsuki, apprende da loro stessi che a causa di ristrettezze economiche si sono indebitati con un usuraio.

In un momento di improvvisa generosità Naoto, (mentendo, ovviamente per mantenere segreta la sua identità) annuncia ai suoi vecchi amici di avere ricevuto una colossale eredità da un lontano parente, e di potersi permettere quindi di fare dei regali ai bambini, nonché di aiutarli a risolvere i problemi economici nella gestione dell’orfanotrofio.

Naoto prende una decisione destinata a cambiare il corso della sua vita per sempre: con una parte dei ricavi ottenuti dalle vincite dei suoi incontri, salda i debiti con lo strozzino che aveva un credito nei confronti dell’orfanotrofio, ma la sua scelta si dimostra ancora più coraggiosa, non intende più, infatti, onorare il suo debito con Tana delle Tigri, perché adesso vuole combattere sul ring in modo leale, dando così il buon esempio ai bambini che già lo adorano, per educarli a vivere onestamente.

Una scelta così improvvisa, e completamente inaspettata, non può certo far compiere i salti di gioia ad un’organizzazione criminale come Tana delle Tigri, che apprende la notizia dal suo emissario più affidabile: Mister X, un misterioso individuo di cui nessuno conosce la vera identità. Mister X, invano cerca di dissuadere, minacciandolo di ritorsioni terribili, l’Uomo Tigre, ormai convinto a cambiare stile di vita, lontana dall’illegalità.

Mister X, l'emissario di Tana delle Tigri, acerrimo nemico dell'Uomo Tigre
Mister X, l’emissario di Tana delle Tigri, acerrimo nemico dell’Uomo Tigre, estremamente malvagio, contro i deboli, è tuttavia vile nei confronti dei vertici di Tana delle Tigri.

Tana delle Tigri adesso considera quello che era il suo migliore allievo un vile traditore, la cui punizione prevede la morte sul ring per mano di un lottatore mascherato inviato appositamente.

Per l’Uomo Tigre inizia così una serie interminabile di sfide all’ultimo sangue contro i sicari inviati da Tana delle Tigri, i quali cercheranno in tutti i modi di punire il suo tradimento, avendo difatti ricevuto l’ordine tassativo di ucciderlo.

Ma l’Uomo Tigre non desisterà dalla sua scelta di combattere lealmente, e di aiutare gli orfani che hanno sofferto come lui. Con una determinazione ferrea e con un coraggio incredibile l’Uomo Tigre riuscirà a sconfiggere uno dopo l’altro tutti i lottatori crudeli di Tana delle Tigri, fino a decretare la fine dell’intera organizzazione.

Ma in questa “guerra solitaria”, è praticamente impossibile mantenere fede alla promessa di combattere lealmente: per sopravvivere l’uomo Tigre sarà costretto alcune volte anche ad uccidere.

Una situazione, purtroppo, confermata nell’ultima puntata, in cui l’Uomo Tigre combatte contro il capo supremo dell’organizzazione decisa ad ucciderlo. Un episoldio ricordato per l’efferata violenza di entrambi i contendenti, ed il cui esito fatale si rivela in tutta la sua atrocità: Naoto dopo essere stato smascherato dal suo temibile avversario, completamente accecato dall’odio, cede alla violenza per tornare ad essere ancora una volta il “Demone Giallo”, crudele, e spietato.

Con la morte del suo capo supremo, Tana delle Tigri viene sconfitta definitivamente, ma la vittoria ha un sapore amaro, per Naoto, che non avendo il coraggio di mostrarsi ai suoi pochi amici fedeli, abbandona per sempre il Giappone, ed il mondo della lotta.

Una storia all’insegna dei buon sentimenti fa da cornice narrativa per un personaggio controverso come l’Uomo Tigre, sempre alla ricerca di quella pace interiore che sembra essere costantemente negata a quelli che hanno sofferto sin dall’inizio, proprio come Naoto, segnato da un’infanzia difficile da gestire, ed anche da essere compresa, se non dagli animi sensibili come Ruriko, l’unica a sospettare quale sia la sua vera identità, e segretamente innamorata di lui, che a sua volta pur ricambiando i sentimenti della donna, non può amarla come vorrebbe, per senso di responsabilità.

Un elemento che, scaturito prima del tragico finale della serie, vede ancora una volta il destino issare un “muro” che separa Naoto da una vita serena, condannandolo ad una cupa solitudine, in cui la lotta contro i suoi nemici rappresenta il suo riscatto morale, e la ragione stessa che lo allontana dalle persone che lo stimano, e da Ruriko che, invece lo ama profondamente.

Qualsiasi legame sentimentale, infatti, verrebbe sfruttato da Tana delle tigri, a scopo di minacce, o di ricatti. Naoto, quindi, a malincuore non può sperare in una storia d’amore con l’amata Ruriko, per proteggere sia lei, sia le persone che le stanno accanto come il fratello, ed i bambini dell’orfanotrofio.

Una ragione in più, d’altronde per mantenere segreta la sua identità, rivelata solo alla fine della serie, in quel ring dove Naoto ha combattuto il più duro dei suoi incontri, a cui hanno assistito, come sempre, milioni di telespettatori, compresi Ruriko e i piccoli fan dell’Uomo Tigre.

È una storia che sembra dare piena conferma a quella considerazione secondo la quale, nonostante l’impegno dimostrato, è vano opporsi al proprio destino, che non concede spazio neanche al sentimento più nobile come l’amore puro.

Ma è proprio quest’aurea da anti-eroe, che conferisce al personaggio dell’Uomo Tigre un fascino particolare, quello di un uomo provato da migliaia di esperienze che passa dalla sofferenza alla gloria, a fasi alterne, ma non uscendo mai da quel senso di solitudine che diventa, di fatto, il prezzo da pagare per le proprie scelte, anche le più nobili.

Un Gimmick ispirato all'Uomo Tigre
Un Gimmick ispirato all’Uomo Tigre

Un personaggio indimenticabile, e che rimarrà un mito inossidabile per le generazioni che lo hanno seguito in TV e nei fumetti, capace anche di ispirare Gimmick3 di grande successo interpretata da sei differenti wrestler in periodi diversi.

Fra le altre curiosità da segnalare, è senz’altro degne di nota, vi è la presenza nell’anime e nel manga, di veri lottatori di wrestling giapponese: Antonio Inoki, e Giant Baba, entrambi figure di rilievo dello sport nipponico, amatissimi dal loro pubblico.

Antonio Inoki, ex wrestler giapponese, che si dedicò poi alla politica
Antonio Inoki, ex wrestler giapponese, che si dedicò poi alla politica

 

Giant Baba - È stato un famoso wrestler giapponese, ex giocatore di baseball
Giant Baba – È stato un famoso wrestler giapponese, ex giocatore di baseball

Il personaggio dell’Uomo Tigre, molto simile al suo ideatore Ikki Kajiwara

La nota che si candida fra tutte, a fare la differenza, è la somiglianza del personaggio dell’Uomo Tigre a quella del suo autore, Ikki Kajiwara, un uomo segnato da esperienze che lasciano il segno, proprio come il solitario Naoto alias l’Uomo Tigre.

Nato a Kitakyūshū, nella prefettura di Fukuoka il 4 settembre 1936, Ikki Kajiwara, all’anagrafe Asaki Takamori, era figlio di un illustratore, e di un editore; in gioventù si è dato alla delinquenza, ed era un grande appassionato di lotta libera.

Ikki Kajiwara (pseudonimo del fumettista Asaki Takamori) ideatore dell'Uomo Tigre
Ikki Kajiwara (pseudonimo del fumettista Asaki Takamori) ideatore dell’Uomo Tigre

Dopo la Seconda guerra mondiale, la sua famiglia si trasferì a Tokyo, dove saltò le scuole fino a quando, a 17 anni, ottenne un lavoro come romanziere. Adottò gli pseudonimi di Ikki Kajiwara e Asako Takamori, poiché all’epoca scriveva per una rivista rivale.

Il 25 maggio 1983 fu arrestato per aver ferito Toshikazu Iijima, vice caporedattore della rivista “Monthly Shonen Magazine” pubblicata dalla casa editrice Kodansha, e successivamente venne coinvolto in diverse vicende giudiziarie che tuttavia non hanno leso la sua reputazione di mangaka (autore di manga) di successo.

Sposatosi con Pai Bing-bing, ebbe una figlia, Pai Hsiao-yen, che fu rapita, torturata e uccisa nel 1997.

Ikki Kajiwara morì nella sua città natale il 21 gennaio 1987, dopo una lunga malattia.

L’aspetto fisico imponente, e il temperamento di Ikki Kajiwara sembravano rivivere nei suoi personaggi, duri, sensibili, irrequieti, e maledettamente soli a combattere contro un destino inesorabile.

Nicola Scardina

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Glossario

1 Anime: termine con cui si indicano le opere di animazione di produzione giapponese. In Giappone invece il lemma designa tutti i tipi di animazione, sia quelli prodotti in patria sia quelli importati dall’estero.

2 Manga: è un termine giapponese che indica i fumetti originari del Giappone. In Giappone invece il termine indica generalmente tutti i fumetti, indipendentemente dal target, dalle tematiche e dalla nazionalità di origine.

3 Nel wrestling, il termine gimmick indica le caratteristiche e il comportamento assegnati a un wrestler, un manager o una valletta, utili a suscitare un maggior interesse del pubblico. Più in generale, la gimmick equivale al personaggio che il lottatore interpreta negli spettacoli proposti dalla federazione in cui si esibisce. Una vecchia definizione avente lo stesso significato e oggi non più in uso è gizzmo.

Di Nicola Scardina

Appassionato di informatica, svolge attualmente attività come webmaster freelance. Dal 2017 è collaboratore giornalistico del Settimanale di Bagheria, per il quale scrive articoli ed interviste che spaziano su diversi ambiti: da eventi culturali come presentazioni di libri, e film di registi ed attori emergenti, a temi più impegnati come la tutela ambientale. Nel maggio del 2021, fonda assieme a Gabriele Vernengo, NewSicily, portale di informazione per le startup siciliane. Dal dicembre 2021, gestisce Sicily Hub, portale di informazione dedicato alla Sicilia, fondato da Emanuele Fragasso. Dal luglio 2022, gestisce il sito The Italian News, una delle primissime redazioni under25 in Italia. Dall'agosto 2022 collabora con Palermo Post, scrivendo articoli di cronaca.

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