Ohoskin è una Startup Siciliana, con sede a Catania, che produce tessuti cruelty free dagli scarti di arance, e fichi d’india

Ohoskin: la Startup Siciliana che produce tessuti cruelty free dagli scarti di arance, e fichi d’india

Prosegue il nostro viaggio nell’affascinante mondo delle Startup Siciliane, che non finisce mai di stupire per la forte connotazione in campo innovativo; oggi daremo spazio ad Ohoskin: una Startup di Catania che ha brevettato, e creato un materiale bio-based1, a partire dai sottoprodotti industriali della lavorazione di arance e fichi d’india, per produrre un nuovo tessuto cruelty-free2, alternativo al tessuto in pelle.

La storia di Ohoskin

Nata nel 2019, da un’idea della sua fondatrice: Adriana Santanocito, Ohoskin propone il suo materiale bio-based ai brand di lusso della moda,e dell’arredamento, per offrire un’alternativa vegana, valida ed eco-sostenibile alla pelle animale.

Una scelta che va in controtendenza con la maggior parte dei processi produttivi riguardanti la lavorazione delle pelle, dato che il 90% della conciatura è effettuata al cromo, con effetti devastanti sugli ecosistemi, una tecnica fortunatamente non adoperata in Italia, dove le concerie adottano da anni, soluzioni a basso impatto ambientale, ma che rimane pur sempre presente in altri paesi del mondo.

Un dato, purtroppo di fatto, che unito alla crescente sensibilità di una parte dei consumatori verso il benessere animale, ha portato a una crescita esponenziale di materiali alternativi alla pelle.

Basti pensare che la ricerca su internet di termini come “vegan leather” (pelle vegana) è aumentata del 119% a partire dal 2018.

Ohoskin in pratica riutilizza i prodotti di scarto della lavorazione di arance e fichi d’india generati dall’industria dell’alimentazione e della cosmetica ogni anno in Sicilia (circa 1.400.000 tonnellate), per trasformarli in un materiale bio-based di alta qualità in un processo virtuoso di economia circolare.

In questo modo, ciò che in un mercato tradizionale viene concepito come un costo di smaltimento, diventa una nuova risorsa economica che non influisce negativamente sull’ambiente.

Sedia con tessuto curelty free prodotto dalla startup Ohoskin

Nel 2020, Ohoskin ha esteso il brevetto in ambito PCT3 internazionale. Nello stesso anno, ha validato lo scale-up4 industriale sottoscrivendo accordi con i fornitori della materia prima in Sicilia e con la Novartiplast Italia s.p.a. In questo modo, l’azienda è stata sin da subito in grado di iniziare la produzione su scala industriale.

Nel 2021, mettendo in piedi una filiera Made in Italy, trasparente e certificata in blockchain5, è iniziata la produzione ed è stato presentato il primo prodotto.

Quest’anno, la startup catanese ha iniziato un processo di sviluppo industriale, coinvolgendo partner di filiera in ambito internazionale, ciò potrà consentire ad Ohoskin un ulteriore scale-up produttivo per aiutare sempre più aziende ad avere un impatto positivo sia sul pianeta sia sulle persone.

Ohoskin ha iniziato nel 2022 a vendere il materiale brevettato fornendolo a brand della moda e dell’arredamento, e nel contempo ha avviato un processo di sviluppo del prodotto per soddisfare le applicazioni d’uso richieste dai brand, con l’obiettivo di poter raggiungere nel 2023 anche il settore automotive.

Da quando è stata costituita 2 anni fa, Ohoskin, nei suoi 2 anni di vita, ha sempre lavorato per ridurre il più possibile l’impatto ambientale realizzando un prodotto eco-sostenibile plant based, basato su fonti organiche in grado di ridurre l’impronta di carbonio, e allungano il ciclo di vita del prodotto.

È una filosofia che parte da una scelta coraggiosa, legata ad un nuovo concetto di “lusso sostenibile”, che privilegia la durabilità, piuttosto che la biodegradabilità, poiché la prima caratteristica implica la riduzione dell’emissione di carbonio per più tempo possibile e, allo stesso tempo, evita il rilascio di micro-plastiche nell’ambiente.

Anche per questo motivo il materiale brevettato da Ohoskin è progettato fin dall’inizio per essere resistente e durevole. È sottoposto ai test fisico-meccanici più impegnativi, non contiene ftalati6 e rispetta le normative REACH EU7, e PROP 65 USA8. In questo modo, le aziende e i loro clienti potranno godere di un materiale di lusso senza sensi di colpa, andando oltre il greenwashing9 e contribuendo in modo concreto alla transizione verso la carbon neutrality10.

L’azione messa in atto da Ohoskin permette di ottenere prodotti di lusso senza incidere negativamente sull’ambiente, con risvolti positivi anche sull’economia.

La mission di Ohoskin: proteggere l’ambiente con una nuova “pelle”

La mission di Ohoskin prevede di proteggere gli ecosistemi riscendo a fare la differenza, senza rinunciare alle comodità offerte dalla modernità, e senza la minima pretesa di imporre uno stile di vita alle persone che sia marcatamente ambientalista.

Adriana Santanocito, fondatrice di Ohoskin
Adriana Santanocito, fondatrice di Ohoskin

«Tutti amiamo le sensazioni della pelle. Ma vogliamo anche dare il nostro contributo verso la sostenibilità, ed essere più responsabili verso il benessere degli animali» – spiega Adriana Santanocito, fondatrice di Ohoskin – «Dobbiamo per forza scegliere tra sentirci bene, e fare la cosa giusta? Noi crediamo di no. Pensiamo che, invece di cambiare le nostre abitudini, dovremmo cambiare i paradigmi. Oggi possiamo scegliere di godere di un lusso che viene da fonti sostenibili, che innesca un processo virtuoso di economia circolare».

Premi e riconoscimenti

Pur essendo costituita da pochi anni, Ohoskin può vantare la vincita di diversi premi, e la conquista di riconoscimenti di prestigio.

La giovane realtà imprenditoriale catanese, infatti, figura tra le 10 startup selezionate dal Motor Valley Accelerator di Plug and Play, CDP, Unicredit e CRIT, ottenendo un finanziamento di ben 100.000 € e l’accesso a un network costituito dalle più grandi aziende del settore dell’automotive.

Nel 2021, inoltre, Ohoskin si è aggiudicata il primo posto alla Call4Fashion di Murate Idea Park, il programma di incubazione e accelerazione fiorentino per le startup più promettenti nella fashion industry.

Team di Ohoskin, startup di Catania
Team di Ohoskin, startup di Catania

Ma i successi non si esauriscono qui: Ohoskin è tra i 16 progetti Made in Italy più innovativi selezionati da UniCredit per il programma Start Lab Academy, ed è finalista al Capacity Building Program European project “STAND Up! – Museo del Tessuto di Prato”, supportato dall’Unione Europea e da ENI CBC Med framework.

Ai riconoscimenti descritti si aggiungono infine, il Premio MF Supply Chain Awards 2021 come “Best Innovation” organizzato dal gruppo Class editori con la Camera nazionale della moda italiana, e con Intesa Sanpaolo; il Premio “Innovazione Amica dell’Ambiente 2021” di Legambiente, come progetto più interessante nel campo dell’economia circolare; ed infine il Premio BEST PLAYER 2022 della Borsa della Ricerca, organizzato dalla Fondazione Emblema in collaborazione con la Regione Siciliana.

In un periodo dominato da pandemia, crisi economica ed energetica, a cui si aggiunge il dramma della guerra, un piccolo sogno siciliano è diventato realtà grazie ai talenti che riescono a fare la differenza, proprio come il team di Ohoskin.

Non rimane quindi che congratularsi con Ohoskin, ed augurargli di continuare un percorso verso un nuovo mondo dove lo sfruttamento delle risorse energetiche, ed il rispetto per la natura trovino un equilibrio definitivo.

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Glossario

1 Il termine “bio-based” è utilizzato per i materiali o prodotti che siano interamente o parzialmente derivati da biomassa: piante e vegetali.

È generalmente impiegato in relazione ai nuovi sviluppi nel campo delle bioplastiche, che utilizzano come materia

prima biomasse come mais, canna da zucchero o cellulosa in sostituzione dei derivati da fonti fossili come il petrolio.

2 Cruelty-free, nel movimento per i diritti degli animali è un termine spesso usato per etichettare prodotti o attività che non causano la sofferenza degli animali.

3 Il PCT (Patent Cooperation Treaty) o Trattato di Cooperazione in materia di Brevetti è un trattato multilaterale gestito dal WIPO (World Intellectual Property Organization), al quale oggi aderiscono 156 Stati Contraenti (la lista completa degli stati aderenti è disponibile al link http://www.wipo.int/pct/en/pct_contracting_states.html).

Il Trattato ha lo scopo di facilitare la richiesta di protezione per una invenzione simultaneamente in più paesi, depositando un’unica domanda internazionale di brevetto presso l’Ufficio Ricevente (RO) di uno degli Stati membri, anziché diverse domande nazionali/regionali presso gli Uffici competenti di ciascuno di essi.

4 La scale-up è una società innovativa che ha già sviluppato il suo prodotto o servizio, ha definito il suo business model (scalabile e ripetibile), opera sul mercato e presenta alcune caratteristiche di successo che le permettono di ambire a una crescita internazionale in termini di mercato, business, organizzazione, fatturato. Sotto il profilo finanziario, lo scopo della scale-up e della sua crescita è anche quello di ripagare i suoi investitori, attraverso una forma di exit (vedi art. “Come avviare una startup” del 3 agosto 2021.)

5 La blockchain (in italiano: blocchi concatenati) è una struttura dati condivisa e “immutabile”. È definita come un registro digitale le cui voci sono raggruppate in “blocchi”, concatenati in ordine cronologico, e la cui integrità è garantita dall’uso della crittografia. Sebbene la sua dimensione sia destinata a crescere nel tempo, è immutabile nel concetto di “quantità”. Il suo contenuto una volta scritto tramite un processo normato, non è più né modificabile né eliminabile, a meno di non invalidare l’intero processo.

Tali tecnologie sono incluse nella più ampia famiglia dei registri distribuiti (distributed ledger), ossia sistemi che

possono essere letti e modificati da più nodi di una rete. Non è richiesto che i nodi coinvolti si conoscano in modo

reciproco perché, per garantire la coerenza tra le varie copie, l’aggiunta di un nuovo blocco è globalmente regolata da un

protocollo condiviso.

Una volta autorizzata l’aggiunta del nuovo blocco, ogni nodo aggiorna la propria copia privata. La natura stessa della

struttura dati garantisce l’assenza di una sua manipolazione futura.

6 Gli ftalati sono esteri (composti organici prodotti dalla reazione di un alcol o di un fenolo con un acido carbossilico o un suo derivato) dell’acido ftalico.

Si tratta di sostanze in genere poco solubili in acqua, molto solubili negli oli e poco volatili. In genere si presentano

come liquidi incolori. Sono anche usati per rendere la plastica più pieghevole e morbida. Nel 1999 è stata bandita la

produzione di prodotti con una concentrazione maggiore dello 0,1% di ftalati.

7 Il REACH, ufficialmente regolamento (CE) n. 1907/2006, è un regolamento dell’Unione europea, del 18 dicembre 2006, concernente la registrazione, la valutazione, l’autorizzazione e la restrizione delle sostanze chimiche (in inglese Registration, Evaluation, Authorisation and restriction of Chemicals, da cui l’acronimo REACH).

8 La proposta 65, ufficialmente nota come Safe Drinking Water and Toxic Enforcement Act del 1986, è stata emanata come iniziativa elettorale nel novembre 1986 dallo Stato della California (USA). La legge protegge le fonti di acqua potabile dello stato dalla contaminazione con sostanze chimiche note per causare cancro, difetti alla nascita o altri problemi riproduttivi e richiede alle aziende di informare i californiani sull’esposizione a tali sostanze chimiche.

9 Il Greenwashing, è un neologismo inglese (generalmente viene tradotto come ecologismo di facciata o ambientalismo di facciata), che indica la strategia di comunicazione di certe imprese, organizzazioni o istituzioni politiche finalizzata a costruire un’immagine di sé ingannevolmente positiva sotto il profilo dell’impatto ambientale, allo scopo di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dagli effetti negativi per l’ambiente dovuti alle proprie attività o ai propri prodotti, che venne instaurata già dagli anni settanta del secolo scorso.

10 Carbon Neutrality: Consiste nel raggiungimento di un equilibrio tra le emissioni e l’assorbimento di carbonio. Ciò implica il raggiungimento di emissioni di anidride carbonica (CO2) annue nette pari a zero (causate o influenzate dall’uomo) entro una certa data. Per definizione, neutralità carbonica significa che ogni tonnellata di CO2 antropogenica emessa che non viene rimossa viene compensata con una quantità equivalente di CO2 rimossa. Questo termine a volte è stato usato in modo diverso; invece di puntare a emissioni zero, alcuni Paesi sembrano interpretare erroneamente la neutralità carbonica come stabilizzazione delle emissioni a un certo livello.