Le mille gru di carta: la commovente storia di Sadako Sasaki

La commovente storia di Sadako Sasaki e le sue mille gru di carta

Secondo un’antica leggenda giapponese chiunque fosse riuscito a realizzare mille gru di carta (in giapponese orizuru) avrebbe potuto esprimere un desiderio che si sarebbe realizzato, per quanto ritenuto altamente improbabile, o addirittura impossibile.

Una ragazzina giapponese, sopravvissuta allo sgancio della prima bomba atomica su Hiroshima, tanti anni fa, coltivava un sogno da realizzare: guarire da una grave forma di leucemia provocata dalle conseguenza delle radiazioni, la sua storia commosse il mondo intero.

Una storia che ripercorre i tragici avvenimenti del secondo conflitto mondiale, e che per quanto facciano male, è doveroso ricordare.

Nella mattina del 6 agosto del 1945, un B-29 dell’aviazione militare statunitense, chiamato “Enola Gay”, pilotato dal colonnello Paul Tibbets, sganciò la prima bomba atomica che l’umanità ricorda tristemente, dal cielo, per colpire la città di Hiroshima, ed i suoi ignari abitanti.

Little Boy”, come venne chiamato il primo ordigno nucleare impiegato per scopi bellici, venne fatto azionare a quasi 600 metri dal suolo, così come risultava dai calcoli effettuati dal fisico e matematico statunitense John von Neumann per sortire i maggiori effetti distruttivi.

La detonazione, equivalente a sedici chilotoni1, uccise all’istante numerose persone, il numero di vittime varia tra 70.000 e 80.000. Circa il 90% degli edifici di Hiroshima, scelta come obiettivo principale dal comando militare degli U.S.A., venne completamente raso al suolo, e tutti i 51 templi della città vennero completamente distrutti dalla forza dell’esplosione.

Il Giappone fu il primo e finora unico paese della storia che conobbe per sua sfortuna, l’incubo della minaccia nucleare trasformato in tragica realtà.

Una realtà vissuta in prima persona dagli abitanti di Hiroshima, e dopo soli 3 giorni da quelli di Nagasaki, dove venne sganciata un’altra bomba atomica (”Fat Man”).

Sadako Sasaki nel 1955
Sadako Sasaki nel 1955

La piccola Sadako, che all’epoca aveva solo due anni, si trovava in un parco di Hiroshima, in compagnia di Chizuko, il fratello maggiore per giocare, a circa 1,7 chilometri di distanza dal luogo dell’esplosione.

Lo spostamento violento d’aria scaraventò Sadako lontana dal fratello, che poi corse a cercarla per ritrovarla, apparentemente illesa, nei pressi del Ponte Misasa.

Crescendo, Sadako divenne forte e atletica, ma nel 1954, all’età di undici anni, dopo la vittoria di un’importante gara ciclistica, tornò a casa stremata.

Quello che all’inizio sembrava un semplice raffreddore, si rivelò successivamente un male ben peggiore, e la cui diagnosi non lasciava spazio ad eventuali dubbi.

Si trattava di una grave forma di leucemia, una terribile conseguenza dell’arma più terribile creata dalla mente umana: le radiazioni della bomba atomica sganciata 9 anni prima.

Sadako venne ricoverata alla croce rossa di Hiroshima, il fratello, preoccupato per lei, le parlò dell’antica legenda delle mille gru di carta.

In base alla leggenda colui che sarebbe riuscito nell’impresa di creare mille gru di carta avrebbe avrebbe potuto esprimere un desiderio che sarebbe stato esaudito.

Il fratello di Sadako realizzò per lei la prima gru di carta, Sadako continuò nella speranza di guarire e di potere tornare così a gareggiare con la sua bici.

Con il passare del tempo il sogno di Sadako si arricchì ulteriormente di significato, il suo desiderio infatti, diventò la fine delle sofferenze di tutte le vittime di guerra nel mondo. Spinta da una grande forza di volontà, Sadako si dedicò con il massimo impegno per portare a termine quella che era ormai una missione: realizzare mille gru di carta, per portare la pace all’umanità intera.

Per i restanti 14 mesi di vita Sadako creò gli origami a forma di gru con qualsiasi materiale riuscisse a procurarsi nell’ospedale in cui era ricoverata.

Da qui in poi esistono due versioni della storia. Secondo la versione popolare, narrata dal libro di Eleanor Coerr: “Sadako and the Thousand Paper Cranes”, Sadako ha potuto realizzare solo 644 gru di carta prima della morte, e quelle mancanti vennero realizzate successivamente dai suoi amici.

La versione tramandata dal Museo della Pace di Hiroshima, invece, sostiene che Sadako sia riuscita a completare le 1000 gru di carta nell’agosto del 1955, pochi mesi prima di morire.

Sadako Sasaki, e le sue mille gru di carta: simbolo dell’innocenza sacrificata alla follia della guerra

Che ci sia un alone di leggenda o meno nella triste, e commovente storia di Sadako, un fatto rimane innegabile, ed è una costatazione di fatto che allontana ed esclude qualsiasi percezione di dubbio: ciò che ha vissuto lei in prima persona, e come lei, numerosissime vittime di guerra, è la presentazione più autentica della ricerca di umanità.

Sadako, in maniera inconsapevole, e genuina assieme alle sue mille gru di carta è il simbolo dell’innocenza sacrificata alla follia della guerra. È la purezza dello spirito umano che resiste alle atrocità di quel lato oscuro che trascina gli esseri umani enfatizzando la violenza nella sua manifestazione più terrbile: la guerra.

Statua di Sadako Sasaki nel Parco del memoriale della Pace di Hiroshima
Statua di Sadako Sasaki nel Parco del memoriale della Pace di Hiroshima

Dopo la morte di Sadako a soli 12 anni, amici e compagni di scuola pubblicarono una raccolta di lettere per raccogliere fondi allo scopo di costruire un memoriale ad Hiroshima in ricordo di lei e di quelle migliaia di bambini vittime della bomba atomica.

Nel 1958, una statua di Sadako che sostiene una gru d’oro è stata inaugurata nel Parco Memoriale della Pace di Hiroshima (il Genbaku Dome, dichiarato nel 1996 Patrimonio dell’umanità dell’UNESCO).

Ai piedi della statua è stata collocata una targa con la scritta: “Questo è il nostro grido, questa è la nostra preghiera, la pace nel mondo”. Un appello che, specialmente adesso, è doveroso divulgare, ed amplificare alla massima potenza, per scongiurare il pericolo di una guerra ancora più terribile, in cui la follia dell’uomo avrà il predominio sulla ragione.

Nicola Scardina

Articoli consigliati

«Ti portiamo al mare», fino al prossimo 12 settembre negli spazi di «Elpi Gallery».

 

Glossario

1 Il chilotone (o chiloton, simbolo kton) è un multiplo dell’unità di misura ton utilizzata convenzionalmente per esprimere la quantità di energia liberata da un esplosivo: è pari a 1000 ton, quindi all’energia liberata dall’esplosione di mille tonnellate di tritolo (4,184 TJ). Il chilotone rappresenta un’unità di misura della sola forza meccanica dell’esplosione e non comprende gli altri effetti collaterali, come ad esempio l’emissione di radiazioni.

Di Nicola Scardina

Appassionato di informatica, svolge attualmente attività come webmaster freelance. Dal 2017 è collaboratore giornalistico del Settimanale di Bagheria, per il quale scrive articoli ed interviste che spaziano su diversi ambiti: da eventi culturali come presentazioni di libri, e film di registi ed attori emergenti, a temi più impegnati come la tutela ambientale. Nel maggio del 2021, fonda assieme a Gabriele Vernengo, NewSicily, portale di informazione per le startup siciliane. Dal dicembre 2021, gestisce Sicily Hub, portale di informazione dedicato alla Sicilia, fondato da Emanuele Fragasso. Dal luglio 2022, gestisce il sito The Italian News, una delle primissime redazioni under25 in Italia. Dall'agosto 2022 collabora con Palermo Post, scrivendo articoli di cronaca.

Lascia un commento