Elezioni regionali in Sicilia: Dopo quasi un mese dalla chiusura dei seggi non ci sono ancora risultati definitivi sugli scrutini.

La “storia infinita” delle elezioni regionali in Sicilia

Dopo quasi un mese dalla chiusura dei seggi non ci sono ancora risultati definitivi sugli scrutini delle elezioni regionali in Sicilia

Mancano ancora i dati di 48 sezioni distribuite fra 4 province

Una situazione a dir poco scandalosa quella che si registra in Sicilia negli ultimi 25 giorni successivi alla chiusura dei seggi per le elezioni regionali, e alla successiva fase degli scrutini, non ancora terminata, dato che mancano ancora i dati relativi a 48 sezioni ancora da scrutinare.

Fra incongruenze nei verbali dei seggi, riscontrate da alcune prefetture, e lungaggini burocratiche dai tempi biblici, l’unica certezza è palesemente manifestata da un sistema di verifica degli esiti elettorali diabolicamente lento, per nulla soddisfacente alla presunta voglia di “accelerazione” che diversi esponenti politici hanno declamato più volte nel corso della passata campagna elettorale, e considerata come la “panacea” in grado di risolvere le numerose problematiche della Sicilia.

Nell’ipotesi di potere effettuare una trasposizione della realtà nel mondo cinematografico, non ci sarebbe alcun dubbio sul titolo da assegnare ad un ipotetico film: “La storia infinita delle elezioni regionali in Siiclia”.

Ma a parte la facile ironia, rimane innegabile costatare l’amara realtà, prendendo atto di ciò che sta succedendo, e facendo un rapido riassunto.

“A causa di dati incompleti e/o errati trasmessi da alcuni Comuni, l’Ufficio elettorale della Regione non può ancora procedere alla comunicazione definitiva della ripartizione dei seggi in tutta la Sicilia. In particolare, mancano ancora all’appello 48 sezioni (sulle 5.298 complessive)” – è ciò che riporta l’avviso pubblicato nel portale web delle elezioni regionali in Sicilia; la stessa nota si può leggere anche nel sito ufficiale della Regione Siciliana.

La situazione ad oggi,20 ottobre, è praticamente invariata dal 28 settembre, a partire cioè da quando era stato fatto un piccolo passo in avanti per risolvere i disagi dovuti ai ritardi degli scrutini, con la trasmissione dei dati provenienti da sei sezioni del Comune di Marineo, nel palermitano, e che portarono alla diminuzione delle sezioni mancanti da 54 alle attuali 48.

Allo stato attuale le 48 sezioni che mancano all'”appello” sono distribuite su 4 province:

  • 43 nel Siracusano (42 nel capoluogo e una a Lentini);
  • 2 nella città di Agrigento;
  • due nel Comune di Villalba, nel Nisseno;
  • una a Misiliscemi, in provincia di Trapani.

“Come spiega l’Ufficio elettorale della Regione Siciliana, le schede elettorali delle sezioni nelle quali non si è potuto procedere allo spoglio e alla trascrizione nei registri sono state trasmesse agli Uffici centrali dei Tribunali competenti per circoscrizione. Questi ultimi effettueranno le verifiche del caso e procederanno allo spoglio delle schede eventualmente non scrutinate, determinando i voti validi ottenuti da ciascuna lista e i voti validi di preferenza di ciascun candidato” – Risulta dalla comunicazione del 28 settembre sul sito ufficiale della Regione Siciliana – “Ai sensi dell’articolo 2 bis della legge regionale 29/1951, una volta definite queste operazioni, ciascun Ufficio centrale circoscrizionale comunicherà gli esiti di questa verifica all’Ufficio centrale regionale, costituito presso la Corte di Appello di Palermo, e quest’ultimo determinerà il superamento o meno della soglia di sbarramento del 5% da parte delle singole liste” – Conclude la nota.

In mancanza dei risultati definitivi non sarà possibile la necessaria elaborazione in grado di “convertire”  i voti in seggi, di conseguenza non sarà possibile determinare con precisione i candidati eletti alla carica di deputato regionale; una situazione, che come è già stato detto, anche l’aggettivo di “scandalosa” appare riduttivo, crea evidenti disagi nell’intero apparato amministrativo più importante della Sicilia, e cioè l’assemblea Regionale.

Decisamente il rinnovo di uno dei parlamenti più antichi del mondo non si presenta con le migliori aspettative, e pone doverosi interrogativi sul futuro della Sicilia; se queste sono le premesse di quella fantomatica “accelerazione” in grado di assicurare lo sviluppo economico e sociale dell’Isola, c’è da chiedersi quale sia la sua entità in termini quantitativi a questo punto.

Possiamo soltanto sperare, naturalmente, ma se nel frattempo si opera un’altra “accelerazione”, lanciando un appello alle istituzioni per far si che tali ritardi non siano più replicabili, sarebbe anche meglio.

Nicola Scardina

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