L’ultima innocenza, il primo romanzo del bagherese Emiliano Morreale, è disponibile in libreria dallo scorso 10 gennaio.

“L’ultima innocenza”, il primo romanzo del bagherese Emiliano Morreale

Dallo scorso 10 gennaio è disponibile in libreria: “L’ultima Innocenza”, il primo romanzo di Emiliano Morreale, docente universitario e scrittore, originario di Bagheria, nel palermitano.

Edito da Sellerio, ed inserito nella collana “Il Contesto”, L’ultima innocenza”, è un’opera che narra la storia di attrici e attori, tra star affermate e semplici comparse, che si intrecciano con quelle di registi e produttori.

I personaggi descritti nel romanzo sono realmente esistiti, ma sono resi ancora più incredibili di qualunque fantasia.

Copertina del libro: "L'ultima innocenza", di Emiliano Morreale

A raccontare queste storie è un appassionato frequentatore di sale d’essai1 periferiche e leggendarie come il Cinema Lubitsch di Palermo, poi archivista in una smisurata cineteca di Roma, e ancora studioso e professore in piccole sedi universitarie di provincia.

In questo suo girovagare si imbatte quasi per caso in una serie di storie che attraversano il ventesimo secolo, in uomini e donne che inseguono desideri e visioni di celluloide.

Sono vicende crudamente vere ma più che inverosimili, e in ognuna si cerca di salvare qualcosa: se stessi, i propri cari, l’amore, la dignità, rincorrendo una redenzione impossibile. Tutti i protagonisti, in un modo o nell’altro, si accorgono che la bellezza, o la fama, non potranno riscattare né loro né il mondo.

Una ragazza del New Jersey diventa quasi per caso diva del muto, passeggera del Titanic e pedina di una rete di spie in Italia.

Un ebreo omosessuale arriva in Italia e si inventa una nuova vita nel secondo dopoguerra, fingendosi principe in esilio e costruendo nel nulla una nuova Cinecittà.

Un regista, nella speranza di rivedere il figlio perduto, conquista suo malgrado ricchezza e successo sotto il nazismo, mentre il figlio dell’unico regista processato per crimini contro l’umanità diventa il più implacabile cacciatore di nazisti d’Europa.

Un altro figlio ancora, del capo di Cosa Nostra, mentre esplode la più sanguinosa guerra di mafia di tutti i tempi realizza film inguardabili, rischiando di rovinare il padre. Poi una ragazza sbandata nella Roma degli anni ’70, due uomini che la filmano, un ragazzo che prova a salvarla e va incontro a una fine tragica.

E le assurde peripezie dei divi del porno, tra la Legione straniera e gli spiriti delle antiche divinità etrusche.

Di tutti loro non resta quasi nulla, a volte nient’altro che un nome o un’immagine confusa, eppure da questi frammenti effimeri scaturisce una voce, l’energia di un racconto, un romanzo che restituisce corpo e vita alle brillanti traiettorie di sogni che cambiano la realtà anche quando non riescono a realizzarsi.

Emiliano Morreale, autore de “L’ultima innocenza”

Emiliano Morreale, nato a Bagheria nel 1973, insegna Lettere e Culture Moderne alla Facoltà di Lettere dell’Università “La Sapienza” di Roma, attualmente collabora al “Venerdì di Repubblica”, supplemento settimanale del noto quotidiano.

Emiliano Morreale, docente universitario e scrittore
Emiliano Morreale, docente universitario e scrittore, autore del romanzo: “L’ultima innocenza”

Ha lavorato in vari festival e cineteche, ed ha già scritto libri su Mario Soldati, Carmelo Bene, la nostalgia nel cinema, il mélo degli anni ’50, il cinema di mafia.

L’ultima innocenza” è la sua prima opera narrativa.

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Glossario

1 Il termine cinema d’essai viene utilizzato in Italia per riferirsi a tutte quelle sale cinematografiche le cui scelte di cartellone si basano sulla qualità artistica del film.

Il nome “cinema d’essai” deriva dalla qualifica di “Cinéma d’art et d’essai”, (letteralmente “Cinema d’arte e di prova”) che in Francia, fin dagli anni ’40, venne attribuita a quelle sale cinematografiche che proiettavano film non commerciali, di derivazione avanguardista e rivolti ad un pubblico colto.

In Italia le sale di cinema d’essai videro una grande espansione negli anni ’60, dopo che l’avvento della politica degli autori determinò un nuovo modo di pensare il cinema