Jebbia: startup siciliana

Jebbia: la Startup Siciliana che rigenera le città con i giardini modulari

Jebbia è una Startup Siciliana che propone una soluzione per la rigenerazione urbana, utilizzando delle coperture verdi modulari resistenti alle intemperie, in grado di proteggere e di nascondere le infrastrutture tecniche urbane.

In particolare, il progetto di Jebbia è partito dall’osservazione di alcuni serbatoi d’acqua, elementi dall’importanza fondamentale nei luoghi colpiti da siccità che, tuttavia, essendo costituiti da plastica non si integrano sempre bene nei paesi e nelle città del Mediterraneo.

La soluzione proposta dalla startup Jebbia valorizza il patrimonio architettonico attraverso una copertura verde, realizzata in materiale di riutilizzo che ricopre e nasconde elementi tecnici creando un impatto positivo sia sugli utenti sia sulle comunità.

In tal modo si valorizzano le aree urbane con tecnologie di design sostenibili, e personalizzabili, armonizzando l’intervento umano con il territorio, e allo stesso tempo contribuendo ad abbassare i livelli di emissioni inquinanti.

I giardini modulari verdi di Jebbia sono progettati per “coprire” le cisterne dell’acqua, ma anche condizionatori, e altre strutture che puntellano i tetti, e i balconi delle città.

I vantaggi dei giardini modulari proposti da Jebbia, definita dai suoi fondatori come l’”agopuntura della rigenerazione”

I fondatori di Jebbia definiscono l’innovativa startup siciliana come l’“agopuntura della rigenerazione”, che attraverso piccoli interventi mirati possono cambiare il volto delle città, a partire dalla copertura delle cisterne dell’acqua.

In sintesi la soluzione green proposta dalla startup Jebbia permette di rendere gli ambienti urbani sani, ospitali, e vivibili dove le persone possono condividere esperienze di vita quotidiana, e dove sono evidenti notevoli vantaggi:

    • Aree verdi facilmente realizzabili che non necessitano di particolari manutenzioni.
    • Tecnologia in grado di mitigare gli effetti della CO2 purificando l’aria.
    • Adattabilità della struttura grazie alla sua modularità che la rende applicabile in ogni tipo di scenario e contesto.
    • Tecnologia di raccolta dati per consentire la stima di misure per proteggere l’ambiente urbano.
    • Modello di business circolare attraverso la riduzione dei materiali, il riutilizzo e il riciclaggio dei prodotti.

Come è nata l’idea di Jebbia

L’idea che ha portato alla nascita di Jebbia, è partita da Domenico Pititto co-founder e CEO della startup siciliana, laureato in graphic design all’Accademia di Belle Arti di Catania, ed appassionato di archeologia, fotografia e cultura mediterranea.

Domenico Pititto da sempre si è interessato di temi legati alla riqualificazione urbana, grazie anche a diversi lavori che ha fatto nella sua vita; specialmente da quando, da fotografo professionista non riusciva a capacitarsi della presenza di cisterne in plastica montate tra tegole e balconi che stonavano rispetto alla natura circostante; di come simili brutture potessero stare a pochi metri da bellezze uniche come le basiliche e i borghi siciliani.

Una considerazione che Pititto ha proseguito e ha mantenuto salda anche quando ha installato pannelli fotovoltaici ad Augusta, la sua città, in provincia di Siracusa, e che ha fatto scaturire in lui la volontà di trovare una possibile soluzione volta a riqualificare le aree urbane.

«Non potevo sopportare di vedere dei beni patrimonio Unesco, come la cattedrale di Monreale o Catania a pochi metri da queste brutture. Distruggono patrimoni» – racconta Pititto. «L’idea di Jebbia è nata durante il primo lockdown, parlandone con un’amica. Poi è arrivato il primo Hackaton “Resto al Sud” a Bologna, organizzato da Invitalia. Ora siamo in sette».

Assieme a Domenico Pititto nel team di Jebbia vi sono altri due cofounder: Roberta Suppo, ingegnere e architetto, in qualità di chief technical officier, e Alessandro Trovato, esperto di modelli di business circolari che ricopre il ruolo di chief sustainability officier.

Al team si sono aggiunti in seguito altri quattro professionisti tra architetti, designer, strategist e pr provenienti da varie parti d’Italia: Alberto Sapia, Enzo Piacquadio, Mauro Manfredi, e Alice Pennacchioni.

La startup siciliana Jebbia deve il suo nome alla “Gebbia”, parola di origine araba che significa “cisterna”.

«La parola “Gebbia” viene dall’arabo e vuole dire “cisterna” sia in siciliano, che in arabo che in maltese. Rappresenta il nostro legame sia con la Sicilia, che con l’acqua, da dove nasce la nostra idea e la voglia di far parte della cultura di questo posto» – spiega Pititto – «È il nostro modo per comunicare che vogliamo rispettarla. La speranza è di poter unire tutta l’area del Mare Nostrum con questo progetto. Speriamo di rendere la Sicilia più verde, ma anche di creare una rete, allargandoci a tutto il Meridione e al Mediterraneo» – conclude.

Il successo al New European Bauhaus Ideation Awards dell’Unione Europea

Alla fine di marzo di quest anno Jebbia ha conquistato due riconoscimenti al New European Bauhaus Ideation Awards, evento organizzato da EIT (Istituto europeo di innovazione e tecnologia), un organismo creato dall’Unione Europea nel 2008 per rafforzare la capacità di innovazione tecnologica in ambito comunitario europeo.

L’EIT è parte integrante di Orizzonte Europa, il programma quadro dell’UE per la ricerca e l’innovazione.

Il concorso, organizzato dall’Unione Europea, è dedicato alla transizione verde attraverso la valorizzazione di siti architettonici, culturali e storici, nonché l’utilizzo di accorgimenti che puntano all’economia circolare.

Jebbia ha vinto il primo premio della Giuria (Jury award), del valore di 3.000 euro, e il “Best of bests”, ovvero il “migliore dei migliori”: il Gran Jury Awards, un premio di 10.000 euro da dedicare al “seed-funding”, cioè l’implementazione del prodotto/idea.

La cerimonia di consegna dei premi si è svolta il 9 giugno a Bruxelles, in presenza ed anche on line.

Il progetto finale

Allo stato attuale il progetto di Jebbia è alla fase finale di prototipazione, e grazie alla vincita dei premi al New European Bauhaus Ideation Awards, sicuramente si è ricevuto un’ulteriore incoraggiamento a proseguire il percorso iniziato.

«Ancora non possiamo svelare interamente il nostro progetto», spiega Alessandro Trovato. «Si tratta di strutture modulabili composte da delle “tasche” che conterranno piante autoctone pensate apposta per coprire le cisterne e altri elementi. L’idea è di utilizzare materiali fatti di estrusi a base vegetale, materie prime seconde riutilizzabili al 90–95% e di riempirle con piante autoctone».

L’obiettivo è coprire le strutture trasformandole in delle specie di “giardini” sospesi. «Piante grasse o a foglia larga che non abbiano bisogno di molta acqua, magari che possano assorbirla direttamente dall’umidità dell’aria» – continua Pititto – «Spesso le cisterne non si trovano in luoghi facilmente accessibili ed è importante che possano sopravvivere anche senza essere annaffiate costantemente. Stiamo studiando anche modalità diverse di irrigazione, per offrire un servizio progettato su misura».

«Sono piccoli interventi di rigenerazione. L’aver vinto il premio New European Bauhaus però ci ha confermato che stiamo andando nella giusta direzione» – spiega Roberta Suppo. «Interventi mirati che possono cambiare il volto delle città. Le nostre non sono strutture che appesantiscono il paesaggio, ma strumenti capaci di nascondere elementi tecnologici di cui non si può fare a meno nelle aree mediterranee, come le cisterne. Le nostre strutture non decontestualizzano, diventano un giardino capace di adattarsi a diversi contesti. Vogliamo che siano facilmente montabili e che possano essere manutenuti facilmente per mitigare le brutture della città».

«Inoltre, il surriscaldamento delle cisterne può provocare il rilascio delle microplastiche nell’acqua e nell’aria. Con il nostro progetto evitiamo che si surriscaldino e grazie alle piante contribuiamo a purificare l’aria delle città» – aggiunge Trovato.

Nicola Scardina

Articoli correlati

@ECOLAB: Laboratorio di ecologia integrata in Sicilia.

 

Articoli consigliati

Mind: Startup Musicale di Palermo.

Di Nicola Scardina

Appassionato di informatica, svolge attualmente attività come webmaster freelance. Dal 2017 è collaboratore giornalistico del Settimanale di Bagheria, per il quale scrive articoli ed interviste che spaziano su diversi ambiti: da eventi culturali come presentazioni di libri, e film di registi ed attori emergenti, a temi più impegnati come la tutela ambientale. Nel maggio del 2021, fonda assieme a Gabriele Vernengo, NewSicily, portale di informazione per le startup siciliane. Dal dicembre 2021, gestisce Sicily Hub, portale di informazione dedicato alla Sicilia, fondato da Emanuele Fragasso. Dal luglio 2022, gestisce il sito The Italian News, una delle primissime redazioni under25 in Italia. Dall'agosto 2022 collabora con Palermo Post, scrivendo articoli di cronaca.

Lascia un commento