Giustizia amministrativa: il ricorso al Consiglio di Stato, si fa quando la decisione del TAR risulta ingiusta secondo la parte soccombente.

Come fare ricorso al Consiglio di Stato

La giustizia amministrativa

Nell’articolo precedente è stata fornita un’ampia descrizione del Consiglio di Stato, e come si è visto, tale organo svolge nell’ordinamento italiano una duplice funzione: una nell’ambito amministrativo, e l’altra in quello giurisdizionale; nel presente articolo, verranno approfonditi ulteriori dettagli che riguardano il Consiglio di Stato nell’ambito della giustizia amministrativa.

La materia relativa alla giustizia amministrativa, escludendo naturalmente gli addetti ai lavori, è poco conosciuta.

Basti pensare, infatti, che molti ignorano un aspetto della giustizia amministrativa, caratterizzata dal fatto che in essa sono presenti solo due gradi di giudizio.

Un aspetto che differenzia molto la giustizia amministrativa da quella in ambito civile e penale, dove sono presenti tre gradi di giudizio, di cui il primo si svolge dinanzi al giudice di pace o al tribunale, in base all’oggetto della controversia, il secondo è rappresentato dall’appello, e l’ultimo si compie dinanzi la Corte di Cassazione.

Gli organi per la giustizia amministrativa

Gli organi dinanzi ai quali si svolge il giudizio amministrativo sono:

  • il TAR (Tribunale Amministrativo Regionale), in primo grado,

  • il Consiglio di Stato, in secondo grado.

Si fa ricorso al Consiglio di Stato quando la decisione del TAR risulta viziata o ingiusta a parere della parte soccombente. Bisogna comunque tenere presente che in generale nel diritto processuale amministrativo l’impugnazione può essere proposta con tre diversi rimedi:

  • uno ordinario, e cioè l’appello;

  • due straordinari;

    • la revocazione;

    • l’opposizione di terzo.

Revocazione

Le sentenze dei TAR e del Consiglio di Stato sono impugnabili per revocazione (mezzo di impugnazione con cui si contesta la sentenza formata su presupposti ritenuti errati), nei casi e nei modi previsti dagli articoli 295 e 396 c.p.c. .

La revocazione si propone con ricorso dinanzi allo stesso giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata.

Contro le sentenze dei TAR la revocazione è possibile se i motivi non possono essere dedotti con l’appello.

L’opposizione di terzo

Un terzo può proporre opposizione contro una sentenza del TAR o del Consiglio di Stato pronunciata tra altri soggetti, anche se passata in giudicato, quando reca pregiudizio ai suoi diritti o interessi legittimi.

L’opposizione di terzo è proposta dinanzi al giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata.

Il ruolo del Consiglio di Stato nella giustizia amministrativa

In base all’Art. 6 del Codice del processo amministrativo (regolamentato dal D. Lgs n. 104/2010) il Consiglio di Stato è l’organo di ultimo grado della giurisdizione amministrativa.

In sede giurisdizionale il Consiglio di Stato decide con l’intervento di cinque magistrati, di cui un presidente di sezione e quattro consiglieri.

Se il presidente è impossibilitato a presiedere, viene sostituito dal consigliere più anziano nella qualifica.

L’adunanza plenaria è composta dal presidente del Consiglio di Stato, che la presiede, e da dodici magistrati del Consiglio di Stato, assegnati alle sezioni giurisdizionali.

In caso di impedimento, il presidente del Consiglio di Stato è sostituito dal presidente di sezione giurisdizionale più anziano nel ruolo; gli altri componenti dell’adunanza plenaria sono sostituiti dal magistrato più anziano nella stessa qualifica della rispettiva sezione.

Il ricorso al Consiglio di Stato

Il ricorso al Consiglio di Stato è ammesso contro le sentenze pronunciate dal TAR entro 60 giorni dalla notifica delle stesse.

In tal modo, si realizza il “principio del doppio grado di giurisdizione”.

In caso di erronea notificazione delle sentenze, l’appello può essere proposto entro 6 mesi (Art. 92 codice del processo amministrativo), mentre in alcune ipotesi specifiche previste dalla legge (Art. 23-bis L. n. 1034/1971) tale termine è ridotto alla metà, per cui è di 30 giorni dalla notifica delle sentenze.

L’appello è la normale procedura di impugnazione delle sentenze del TAR, e comporta un riesame della controversia da parte del Consiglio di Stato, che nel caso particolare della Regione Sicilia, è denominato Consiglio di Giustizia Amministrativa (vedi articolo precedente sul Consiglio di Stato).

Tale giudizio è caratterizzato da un momento:

  • rescindente, nel quale si ha l’annullamento della sentenza di primo grado;

  • rescissorio, che è quello durante il quale il Consiglio di Stato decide la controversia nel merito, senza disporre alcun rinvio.

I poteri del Consiglio di Stato

Il giudizio di appello che si svolge dinanzi al Consiglio di Stato è di tipo devolutivo: la decisione dell’intera controversia viene rimessa a tale organo, il quale ha gli stessi poteri di cognizione, e di decisione del giudice di primo grado.

Pertanto, l’impugnazione ha ad oggetto l’intera sentenza, e non si limita alla revisione del singolo atto, che si assume lesivo della situazione giuridica controversa.

La proposizione dell’appello non fa venire meno l’esecutività della sentenza (Artt. 33 comma 1 e 2 codice del processo amministrativo), tuttavia, è possibile chiedere la sospensione dell’esecutività per gravi e irreparabili danni.

In tale ipotesi, è necessaria un’apposita istanza cautelare, presentata con un atto separato oppure con lo stesso atto di appello al Consiglio di Stato.

Le sentenze che si possono impugnare dinanzi al Consiglio di Stato

L’appello dinanzi al Consiglio di Stato può essere proposto non solo per errori, e vizi della sentenza ma anche per l’ingiustizia dell’atto impugnato. Si parla, perciò, di “rimedio a critica libero”.

Le sentenze che si possono impugnare dinanzi all’organo di secondo grado sono quelle:

  • definitive di rito o di merito, con le quali si è concluso il rapporto processuale di primo grado;

  • parziali, che decidono su un punto della controversia.

Sono, inoltre, impugnabili al Consiglio di Stato anche le ordinanze che hanno carattere decisorio, e le sentenze sui ricorsi per l’ottemperanza del giudicato1.

È doveroso far presente che nel giudizio di appello non è possibile proporre nuove domande; tuttavia possono essere chiesti gli interessi, e gli accessori maturati dopo la sentenza impugnata, nonché il risarcimento dei danni subiti dopo la sentenza stessa.

Non sono ammessi nuovi mezzi di prova, e non possono essere prodotti nuovi documenti, tranne il caso in cui il collegio ne disponga l’ammissione in quanto ritenuti indispensabili ai fini della decisione della causa.

Possono essere proposti motivi aggiunti se la parte viene a conoscenza di documenti non presentati dalle altre parti nel giudizio di primo grado, dai quali emergono vizi degli atti, e dei provvedimenti impugnati (Art.104 Codice del processo amministrativo).

Chi può fare ricorso al Consiglio di Stato

Tutte le parti del procedimento di primo grado possono proporre ricorso al Consiglio di Stato purché siano portatori di un interesse legittimo da cui può derivare un vantaggio di natura sostanziale.

In caso contrario, l’atto non può essere impugnato e si avrà la dichiarazione di improcedibilità del giudice.

L’atto di appello va notificato a tutte le parti del giudizio che si è svolto dinanzi al TAR. Al ricorso va allegata la sentenza impugnata.

Cosa può decidere il Consiglio di Stato

Il Consiglio di Stato può decidere di:

  • accogliere il ricorso, e quindi di annullare la decisione emessa dal TAR;

  • rigettare l’appello, qualora lo ritenga non fondato.

Contro le sentenze d’appello del Consiglio di Stato è possibile proporre il ricorso per revocazione, e il ricorso per Cassazione ma solo per motivi attinenti alla giurisdizione.

Il ricorso per Cassazione contro una sentenza del Consiglio di Stato è ammesso nei seguenti casi:

  • eccesso di potere, ovvero quando il Consiglio di Stato invade il campo riservato all’autorità amministrativa;

  • invasione della sfera di altra giurisdizione o negazione della propria giurisdizione (vedi l’ipotesi in cui il giudice amministrativo, erroneamente, dichiara la propria incompetenza a decidere a favore del giudice ordinario);

  • difetto assoluto di giurisdizione, quando cioè il giudice amministrativo non era competente a decidere in relazione a una determinata controversia.

Fonte: La legge per tutti.

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Glossario

1 Il giudizio di ottemperanza è un istituto dell’ordinamento giuridico italiano, la cui funzione è quella di permettere alla parte risultata vittoriosa di dare esecuzione a una sentenza nel processo amministrativo, qualora la Pubblica Amministrazione non abbia adempiuto spontaneamente.