Si è spento, ieri, 1 gennaio, a 87 anni, Francesco Liberto, l’uomo che nella sua bottega a Cefalù realizzava le calzature per i piloti della F1.

È morto Francesco Liberto, l’artista delle scarpe per piloti della F1

Si è spento, ieri, 1 gennaio, a 87 anni, Francesco Liberto, l’uomo che nella sua bottega a Cefalù realizzava le calzature per i piloti della F1.

Due anni fa, Francesco Liberto, chiamato affettuosamente “Ciccio” dai propri concittadini, aveva chiuso la sua bottega sul lungomare della cittadina normanna, diventata un vero e proprio luogo di memoria storica delle vecchie glorie automobilistiche.

I Funerali si svolgeranno domani, 3 gennaio alle 10.30 nella Parrocchia San Francesco di Cefalù.

Francesco Liberto si era ritirato dalla sua attività lasciando una lettera che ha commosso tutti gli sportivi: “Cari amici, dopo tanti anni sono costretto ad abbassare le serrande: è ormai tempo che io mi dedichi a me stesso, alla mia famiglia e alla mia salute. È stato bello sentirmi al centro del mondo, incontrare così tante persone, avere clienti così fedeli e appassionati… sento di dover ringraziare moltissime persone, così tante che mi è impossibile parlare di alcuni senza correre il rischio di dimenticare qualcun altro. Mi limiterò a citarne solo tre, e per ovvi motivi: Ignazio Giunti, Nanni Galli e Geki Russo, ovvero coloro grazie ai quali questa splendida avventura ha avuto inizio”.

Tantissimi sono stati i messaggi di cordoglio dal mondo dello sport e dagli Amici.

Francesco Liberto, detto "Ciccio", il calzolaio siciliano dei piloti di F1

Con “Ciccio” Liberto se ne va un pezzo di storia molto significativo, caratterizzato da tutti quei talenti siciliani entrati nella leggenda, insieme ad una personalità molto amata, ed apprezzata per avere inventato delle scarpe speciali destinate ai grandi campioni dello sport automobilistico, da Clay Regazzoni a Niki Lauda.

Proprio il pilota austriaco, scomparso nel 2019, calzava le “racing shoes” realizzate da Francesco Liberto quando, per la Ferrari, saliva sul podio più alto.

Nella sua bottega di Cefalù sono state realizzate anche le scarpe per altri campioni: Andretti, Giunti, Elford, Siffert, Nino Vaccarella, Ickx, Larousse, De Adamich, Vettel, Munari, Tognana, Pregliasco, Andruet e tanti altri.

Con molti di loro, “Ciccio” ha instaurato un rapporto di amicizia, e di stima reciproca durato nel tempo.

Fino a un paio di anni fa a Francesco Liberto continuavano ad arrivare ordini ma anche manifestazioni di affetto e di stima.

Una delle ultime richieste all’artista di Cefalù è stata quella della moglie di un alto dirigente della Porsche, per la quale ha riproposto un modello di scarpe con l’immagine di donna Franca Florio impressa sulla tomaia.

Fu proprio la casa automobilistica tedesca che, volendo ringraziare il calzolaio siciliano, gli dedicò un video, in cui veniva definito come “leggenda vivente”.

Francesco Liberto: la leggenda vivente

Francesco Liberto, era nato a Cefalù il 19 febbraio 1936, da una famiglia numerosa e di origini umili.

In quel contesto storico era molto probabile, specialmente in Sicilia, contribuire al sostentamento del nucleo familiare, e fu così che “Ciccio” a soli 6 anni iniziò ad apprendere i segreti del mestiere di ciabattino nella bottega dello zio paterno.

Francesco Liberto deve anzitutto la sua fortuna alle intuizioni della giornalista e scrittrice Mila Contini e di Pepita Misuraca, animatrice e personaggio della vita culturale di Cefalù.

Le due donne hanno saputo, infatti, valorizzare le qualità creative di Liberto, introducendolo, a metà degli anni ‘60, nel “bel mondo” di Cefalù che all’epoca gravitava attorno al Club Mediterranèe.

Francesco Liberto nella sua bottega sul lungomare di Cefalù

I suoi sandali in cuoio iniziano a conoscere un discreto successo, tanto che Liberto, per un certo periodo, gestisce un piccolo atelier.

I suoi prodotti esclusivi, i cosiddetti “Muccaturi” e “Patchwork” vengono così conosciuti e apprezzati da turisti provenienti da tutto il mondo, supportati dalla notorietà, resa efficace e derivata da articoli sulle principali testate e riviste specializzate del settore.

In maniera puntuale, in un arco temporale che si protrae dal 1906 a 1977, con alterne fortune, ad ogni primavera il mondo delle corse automobilistiche si dava appuntamento alle pendici delle Madonie per perpetuare il Mito della Velocità.

La difficoltà di mettere a punto le vetture e di memorizzare un tracciato di oltre diecimila curve disseminate lungo 72 km di strade di montagna, obbligano le squadre delle varie scuderie ad arrivare in Sicilia con un certo anticipo rispetto alla gara.

Cefalù, in tale contesto, rappresentava il “quartier generale” naturale di tutti i team in gara.

L’incontro di Liberto con i piloti all’uscita degli alberghi o nei ristoranti, da loro frequentati, non era certo un problema, e neanche scambiare quattro chiacchiere con loro nelle frequenti pause di lavoro.

Fra i giovani alfieri dell’automobilismo, Francesco Liberto iniziò a legare con i piloti del team “Autodelta”: Nanni Galli, Geki Russo, e Ignazio Giunti.

Sarà proprio quest’ultimo, durante una cena in un ristorante assai in voga all’epoca, “L’Eucaliptus”, a chiedere a Ciccio, quasi per gioco, di fargli un paio di scarpe da competizione.

Ma dato che Liberto, logicamente, non aveva prima di allora, nessuna esperienza quali dovevano essere le caratteristiche tecniche per delle scarpe simili, e quanto occorre per la loro realizzazione, fu necessario un suggerimento sulla loro realizzazione, proveniente dai tre piloti: le calzature speciali dovevano essere leggere, morbide, comode e, soprattutto, dalla suola sottile, per trasmettere al pilota tutta la sensibilità al piede.

Nel 1965 Francesco Liberto realizzò il suo primo paio di scarpe da corsa, che rappresentano per lui l’inizio di una nuova carriera artistica e professionale.

Da allora i più grandi piloti del mondo scelsero e continuano ancora oggi a scegliere le scarpe da corsa del calzolaio di Cefalù; perché fatte su misura, leggere, e comode.

Ma un particolare su tutti è da evidenziare, ed è l’unico candidato a fare la differenza: quelle scarpe sono uniche al mondo.

Persino quando la Targa Florio si avviava verso il suo tramonto, alla fine degli anni ‘70, sacrificata sull’altare della sicurezza, il talento di Liberto riuscirà a farsi strada ugualmente, aprendo nuove ed inaspettate frontiere: per un certo periodo il calzolaio cefaludese è fornitore ufficiale della Scuderia Ferrari di Formula 1.

Nel 1977 Niki Lauda diventa campione del mondo della F1, con la casa di Maranello, indossando le scarpe di Francesco Liberto; in quella vittoria era “celata” la maestria di un talentuoso artigiano siciliano.

Nel 1969 Liberto venne insignito della Coppa SAMIA nel corso del premio “Moda Mare a Cefalù” che costituisce un appuntamento stagionale di primo piano.

Ma la vera svolta professionale nella vita di Francesco Liberto avvenne verso la fine degli anni ‘60, quando la sua fama si unì a quella della corsa più antica del mondo: la Targa Florio, già inserita in quel periodo nel calendario del Mondiale Marche, campionato di gran lunga più importante e seguito della stessa Formula Uno.

Tutti i più importanti giornali sportivi e le più grandi emittenti televisive dedicarono frequentemente ampi spazi al celebre “calzolaio dei piloti”.

Molti piloti di F1 ed appassionati da tutto il mondo continuarono per molto tempo a commissionare a Liberto le scarpe da lui realizzate, davvero uniche, belle, comode, leggere, da usare anche per passeggiare.

A chi lo andava a trovare, nella sua bottega-museo sul lungomare di Cefalù, aveva sempre mille aneddoti da raccontare.

Le sue calzature si possono ammirare, in vari musei, da quello della Ferrari a Maranello a quello della Porsche a Stoccarda, a quello dei fratelli Rossetti, vicino a Milano, al museo Romans in Francia e al Deutsches Ledermuseum in Germania.

Nella foto in evidenza: Francesco Liberto e la sua scarpa dedicata a Tazio Nuvolari.

Nicola Scardina

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